mercoledì 29 febbraio 2012

WHB #323 - Strudel di mele annurche


Quando ho visto queste melette rosse e profumate in bella mostra dal fruttivendolo ne ho prese quattro.


Avevo già sentito parlare delle mele annurche ma non sapevo bene la loro origine quindi mi sono informata on line e ho scoperto che non sono proprio a kilometri zero per me, vengono dalla Campania!
La mela Annurca si fregia del marchio IGP ed è una mela molto antica, è raffigurata negli affreschi di Ercolano e quindi già presente sul territorio in epoca romana.
Cito dal sito ufficiale:

 'Luogo di origine sarebbe l'agro puteolano, come si desume dal Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Proprio per la provenienza da Pozzuoli, dove è presente il lago di Averno, sede degli Inferi, Plinio la chiama "Mala Orcula" in quanto prodotta intorno all'Orco (gli Inferi). Anche Gian Battista della Porta, nel 1583, nel suo "Pomarium", nel descrivere le mele che si producono a Pozzuoli cita testualmente: (… le mele che da Varrone, Columella e Macrobio sono dette orbiculate, provenienti da Pozzuoli, hanno la buccia rossa, da sembrare macchiate nel sangue e sono dolci di sapore, volgarmente sono chiamate Orcole…).'


La caratteristica di queste mele e la maturazione a terra nei cosidetti 'melai'. La mela viene colta non del tutto matura e posta in appezzamenti di terreno irradiati dal sole e ben drenati per evitare il ristagno d'acqua. Il terreno viene ricoperto da materiale organico come aghi di pino o trucioli di legno e le mele vengono sistematicamente girate durante la maturazione finchè raggiungono il colore tipico rossastro.
La mela è di sapore acidulo, croccante e succosa, ricca di vitamine e minerali è molto adatta alla dieta dei diabetici.


Ed ecco la ricetta dello strudel che ho fatto domenica in occasione del compleanno di mia mamma.


Con questa ricetta partecipo al WHB che viene ospitato questa settimana da Martissima del blog 'Viaggiare è un pò come mangiare'


ringrazio come sempre




Ingredienti

- un rotolo di pasta sfoglia fresca pronta rettangolare
- 4 mele annurche
- tre cucchiai di uvetta
- tre cucchiai di zucchero di canna
- un uovo
- granella di zucchero.
- mezzo cucchiaino di cannella in polvere (se piace)

Pulire le mele e tagliarle a piccoli pezzi, metterle in una padella antiaderente assieme all'uvetta e allo zucchero, aggiungere qualche cucchiaio di acqua e lasciar cuocere per dieci minuti mescolando spesso


Quando le mele sono cotte e la preparazione comincia a caramellarsi spegnere il fuoco e lasciar raffreddare il composto.


Stendere la sfoglia, bucherellarla con una forchetta, adagiare il composto di mele al centro.


Richiudere i lati corti sul composto poi appoggiare i lati lunghi uno sull'altro sigillando bene, spennellare la superficie con l'uovo sbattuto e distribuire la granella di zucchero.


Infornare a forno caldo a 180 gradi per 20 minuti (abbondanti)


Ed ecco qui, spazzolato in un pomeriggio da noi tre... anzi noi quattro...



sabato 25 febbraio 2012

A come Ancora una ricetta Valdostana (WHB #322) - Zuppa Puarò


C'e l'ho fatta, sono riuscita a 'rifilare' una zuppa a mia marito... :-D (Vedere post precedente..)
Dai a parte gli scherzi, ecco la mia seconda ricetta per l' Abbecedario culinario italiano, iniziativa del blog 'Trattoria MuVaRa' . La A di Aosta viene ospitata da Gata del blog 'Gata da plar' e spero che sia contenta, ho visto tantissime ricettine arrivate al suo post di presentazione.

Io proprio non potevo non preparare una zuppa, le zuppe valdostane sono così calde, avvolgenti, rustiche, buone... uuhh se ci penso mi torna l'acquolina in bocca!
Quindi ho scovato una ricetta che potesse piacere anche a mio marito quindi no al riso e no ai cavoli ed eccola, la Zuppa Puarò. L'ho presa da questo sito e mi è proprio piaciuta. Ovviamente 'puarò' non ha nulla a che fare col famoso investigatore creato da Agatha Christie 'Poirot' ma bensì è l'italianizzazione della parola francese 'poireaux' e cioè 'porri'.
Semplicemente porri, che io adoro perciò ho ridotto un pò le porzioni e cambiato qualche ingrediente ma il risultato è rimasto meraviglioso.
Ecco la mia Zuppa Puarò


Ingredienti per 2 persone

- 1 grosso porro
- mezza pagnotta di pane rustico raffermo
- 250 gr di formaggio Fontina
- mezzo litro di buon brodo di carne o vegetale (io di carne appena fatto, buonissimo)
- burro q.b.
- sale, pepe

Sbollentate il porro privato della parte verde e delle prime foglie esterne, incidetelo un pò al centro per facilitarne la cottura.


Tagliate a fette alte un centimetro e mezzo il pane e mettetele ad abbrustolire leggermente sotto il grill del forno.


Quando il porro è cotto scolatelo e tagliatelo a metà così da ottenere delle 'sfoglie'.


Tagliate la Fontina a fette.


Imburrate delle cocotte che possano andare nel forno, mettete il pane sul fondo poi le sfoglie di porro, salate leggermente e aggiungete le fette di fontina.


Fate un altro strato uguale poi versate pian pianino il brodo aspettando che il pane lo assorba bene, aggiungete brodo che arrivi al bordo dell'ultimo strato.


Infornate a 160 per 30 minuti, per evitare che la Fontina bruci coprite le cocotte con carta alluminio.
Prima di servire spolverate con un pò di pepe macinato al momento. Occhio che scotta!



E ora....
A come Adesso basta con la A, tocca alla B! :-D

EDIT:  Col benestare di Brii, con questa ricetta partecipo anche al WHB #322 che questa settimana viene ospitato dalle Fragolive!


Come sempre ringrazio:

mercoledì 22 febbraio 2012

A come Aosta, si parte con l'abbecedario! - Fettine di pollo alla valdostana


Quindi si parte, questa bella avventura dell' Abbecedario culinario italiano, iniziativa che parte dal blog 'Trattoria MuVaRa'. La prima regione viene ospitata da Gata del blog 'Gata da plar' e non potevo certo mancare.

Dunque in Val d'Aosta ci sono stata da ragazza, ma non ad Aosta bensì a Pila. 
Avevo un cugino, Stefano, un ragazzo dolcissimo che aveva qualche anno più di me, eravamo molto uniti.
Dopo una delusione d'amore chiese di essere trasferito a Pila e una estate andai a passare qualche giorno da lui. Sinceramente non eravamo dei 'buongustai' e abbiamo passato la vacanza a mangiare pizza e panini, perciò non posso dire che mi sia rimasto un ricordo delle specialità del posto. In realtà ricordo solo le lunghe e stancanti passeggiate che mi faceva fare, era un tipo molto atletico, e ricordo con affetto il giorno in qui seduti in riva a un laghetto in vetta mi raccontò una vaneggiante storia della Guardia forestale che buttava i pesci da un elicottero per ripopolare il laghetto, ridemmo per settimane al pensiero dei 'pesci volanti'.

Dopo un pò di anni Stefano tornò a Trieste, ma presto il destino me lo portò via e stavolta per sempre. Ma ho sempre viva nella mente quella vacanza.

Ma torniamo alla cucina! Avevo tante ricette in mente, sopratutto zuppe stupende ma...lo sapete, ho un marito un pò schizzinoso e che non ama molto le minestre quindi ho lasciato perdere. Mi sono ricordata allora di una ricetta che avevo letto su un giornale di cucina di qualche tempo (anni?) fà che dedicava una rubrica alle ricette regionali. Beh nonostante la confusione che regna tra i miei libri/giornali di cucina, l'ho ritrovata. 
Ovviamente è supercalorica per la presenza del burro e della Fontina però una volta ogni tanto uno strappo alla regola si può anche fare.

Fettine di pollo alla Valdostana 


Ingredienti per due 

- 4 fettine di pollo
- 100 grammi di prosciutto cotto
- 150 grammi di formaggio Fontina
- un uovo, farina, pangrattato per l'impanatura
- burro 
- sale

Iniziamo impanando le fettine di pollo alla maniera classica quindi prima infarinate poi passate nell'uovo sbattuto e infine ricoperte di pangrattato.


Friggiamo le fettine nel burro, non serve che le fettine ne siano immerse usatelo con parsimonia.



A cottura ultimata mettiamo le fettine in una pirofila da forno senza sgocciolarle dall'unto, le ricopriamo con uno strato di prosciutto e uno di Fontina tagliato a fette. 


Aggiungiamo qualche pezzetto di burro e inforniamo a forno caldo a 180 gradi finchè la Fontina si scioglie senza prendere troppo colore.


Purtroppo io ho lasciato troppo tempo le fettine nel forno, la superficie si è un pò asciugata, se vi succede potete aggiungere ancora qualche fettina sottile di fontina e lasciare la pirofila qualche minuto nel forno spento ma caldo, il formaggio si scioglierà e darà più morbidezza.


Ed ora, come di tradizione devo dire...

A come Assolutamente peccaminose!!




lunedì 20 febbraio 2012

Abbecedario culinario della Comunità Europea: 'Slovenia' - Sarme


Le sarme o sarmale sono un piatto che è presente in tutti i Balcani, con ricette più o meno modificate si trovano dalla Slovenia, Croazia, Bosnia, Romania fino a da arrivare alla Grecia che stravolge quasi del tutto la ricetta  usando la foglia di vite e la salsa allo yogurth.
Gli ingredienti principali sono il cavolo cappuccio in salamoia (crauti), la carne mista trita (in alcuni paesi senza maiale) e il riso.

La ricetta che vi presento io me l'ha passata una amica originaria della Slovenia, sarà sicuramente diversa da quella che usano in altri paesi dell'Est anzi se conoscete voi delle varianti mi farebbe piacere conoscerle e poi provarle.

Purtroppo non ho trovato i crauti a foglia intera, qui si trovano solo quelli affettati, se avrò l'occasione di andare oltre confine li comprerò perchè è chiaro che non è una differenza da poco usare i cappucci freschi o quelli in salamoia. Esiste un procedimento 'casalingo' per preparare i crauti ma non ho mai provato...
Quindi ho usato il cavolo cappuccio fresco.


Per due persone (abbondante)

- le foglie esterne di un cavolo cappuccio (circa 10)
- mezza cipolla bianca
- tre pugni di riso
- 250 gr di carne mista tritata
- due cucchiai di passata di pomodoro
- uno spicchio d'aglio
- sale, pepe, olio EVO

Sfogliate il cappuccio, lavate le foglie.


Sbollentate le foglie in acqua salata.


Lasciatele raffreddare,


nel frattempo tritate la cipolla e fatela rosolare nel olio.


Unite il riso, fatelo tostare.


Aggiungete mezzo bicchiere di acqua calda e iniziate la cottura del riso. Fate consumare l'acqua a fuoco alto. La cottura del riso deve durare solo 5 minuti.


In una terrina mettete la carne trita, l'uovo, il riso, sale e pepe.


Mescolate bene.



Farcite le foglie con l'impasto formando degli involtini, fermateli con uno stuzzicadente.



Fate rosolare lo spicchio d'aglio tritato in olio EVO.


Aggiungete gli avanzi e i rifili delle foglie di cavolo cappuccio. adagiate sopra gli involtini.


Aggiungete la passata di pomodoro diluita in una tazza di acqua calda.


Salare, incoperchiare la pentola e far cuocere per un ora e mezza a fuoco basso.


Girate ogni tanto gli involtini con molta delicatezza ed eventualmente aggiungete poca acqua se il sugo si stà troppo asciugando.



Ecco le mie sarme, servitele con la polenta che va benissimo!




Partecipo anche all'Abbecedario culinario della comunità europea organizzato dalla Trattoria MuVaRa e ospitato da me per la Nazione Slovenia.