domenica 22 aprile 2012

WHB #330 - L'orto di una dilettante , Tutorial per orto verticale


Ho aspettato tanto per fare questo post, ho aspettato che nascesse qualcosa dal mio esperimento da coltivatrice dilettante.
Ed eccola la mia erba cipollina, è nata, e sono felicissima!
Andiamo con ordine, tutto inizia a febbraio con questo...


E chi non conosce il famigerato 'orto nei bicchierini' dell'IKEA?
Per noi foodblogger abituate a curare amorevolmente pasta madre, kefir e altre creature culinarie, prima o poi scatta la voglia di coltivare le erbette aromatiche che serviranno a dar sapore ai nostri piatti.
Quindi, appena visto questo tris di bicchierini li ho comprati e preparati subito.


Il procedimento è semplice, inserite la pastiglia di terriccio pressato nel bicchierino aggiungete acqua e attendete qualche minuto che il terriccio gonfi, togliete un cucchiaio di terriccio dal bicchierino, fate cadere i semini contenuti nella bustina spargendoli 'a pioggia' e ricopriteli col terriccio tenuto da parte, bagnate moderatamente e ..aspettate!


Io le ho tenute in veranda, sul davanzale della finestra ...ebbene si, ho una finestra che dà in veranda.. boh..



dopo tre settimane ecco le mie piantine, le più sviluppate erano quelle del coriandolo, le più tristi quelle del timo ma vive tutte e in buone condizioni, ho proceduto quindi all'invasamento.


Il basilico l'ho piantato in un fila ordinata,


Il coriandolo era talmente alto e fitto che l'ho travasato così com'era, un groviglio di piantine!  Del timo invece era sopravvissuta solo una piantina e qualche misera sorellina che sembrava agonizzante che ho travasato comunque...


Ora a distanza di due settimane il timo sopravvissuto si è ripreso benissimo, il basilico è fermo, il coriandolo ho dovuto ridurlo drasticamente perchè le piantine si sono soffocate l'una con l'altra.
Le foto non le ho perchè oggi piove e di bagnarmi proprio non ho voglia :-D

Nel frattempo mia madre si inventava una maniera per fare l'orto verticale, cioè un orticello che possa essere appoggiato al muro che porti via poco spazio. Io intanto pensavo a qualche altra erbetta avrei voluto colivare e in un impeto di follia ho comprato una bustina di semi di prezzemolo e una di semi di erba cipollina. Le bustine son rimaste un paio di settimana in 'stand by' finchè è arrivato il prototipo dell'orto ideato da mia madre, eccolo!


Per realizzarlo vi servono:
- due borse da supermercato (quelle grandi riutilizzabili)
- del filo sintetico
- macchina da cucire
- Un pò di pazienza e abilità manuale.


Prendete una borsa apritela sul fondo e appiattitela, fissatela con una cucitura lungo il bordo incorporando nella parte alta i legacci ricavati dai manici della borsa. Quella sarà la base dell'orto.
Prendete l'altra borsa aprite anche questa sul fondo e un lato. Ricavate 4 rettangoli.
Cucite i due angoli inferiori di ogni rettangolo creando una tasca.



Cucite le tasche sulla base.



Appendete l'orto a dei ganci fissati alla parete o, nel mio caso, sulla ringhiera del giardino. Riempite le tasche di terriccio, bagnatelo per assestarlo, poi seminate quel che più vi piace!


Non preoccupatevi per il drenaggio, l'acqua riesce a filtrare dal tessuto quindi non ristagna e non farà marcire le piantine.
Io ho avuto sfortuna, due giorni dopo aver seminato si è abbattuto un forte temporale che ha 'mosso' talmente tanto la terra che ho pensato di aver perso tutti i semi... invece no, l'erba cipollina ha resistito, e ora attendo il prezzemolo che, ho letto, ha un tempo di germinazione piuttosto lungo. Incrociamo le dita!

Sapendo di non sapere ho seminato, trapiantato e coltivato un pò alla cieca, informandomi qua e là, se qualcuno può darmi dei consigli per migliorare il prossimo raccolto gliene sarò grata. Nel frattempo continuerò a leggere il blog di Luby che mi ha in qualche modo dato la voglia di cominciare a provare, sopratutto con questo POST (il suo orto dell'anno passato).
E andrò a trovare spesso il blog del mio nuovo amico barbuto che ha una coltivazione da far invidia e alleva anche le api. Seguitelo che ha sempre buoni consigli da dare.

Con questo post vorrei partecipare al WHB #330 che viene ospitato da Graziana del blog 'Erbe in cucina'.
Approfitto per ringraziare tanto Graziana per aver accettato la mia partecipazione in extremis.


Grazie a:

  Kalyn di Kalyn’s Kitchen


sabato 14 aprile 2012

Benvenuti in Toscana! - Caciucco di ceci


L'Abbecedario culinario d'Italia organizzato dalla Trattoria MuVarA arriva ad Empoli, in Toscana. Sarà la carissima Cinzia del blog Cindystar a ospitare questa favolosa regione. Quando penso alla Toscana mi vengono in mente colline verdi, uliveti, casolari sperduti, quiete e tanto buon cibo. Per non parlare delle meraviglie da ammirare nelle città d'arte come Firenze o Arezzo.
Io ho dei  parenti in Toscana, dalle parti di Pistoia, e ho ricordi molto belli delle estati passate con mia cugina a girare per Montecatini e i paesi limitrofi.

Anche questa regione offre molti spunti per realizzare pietanze eccellenti, in primis il famosissimo pane toscano quello senza sale, che io amo follemente. E dal pane si possono realizzare un sacco di ricette povere ma gustose come la panzanella, la fettunta e la pappa col pomodoro.
Io però ho scelto la ricetta di una zuppa che mi ha riscaldato un pò in questi giorni di falsa primavera, dove le temperature si sono abbassate e la pioggia l'ha fatta da padrona. La prossima ricetta, se avrò tempo di realizzarla, sarà sicuramente più estiva.

Il caciucco di ceci


Ingredienti per 4 persone:

- 300 gr di ceci secchi
- 300 gr di bieta costa
- una cipolla
- uno spicchio d'aglio
- una acciuga sott'olio
- un cucchiaio di doppio concentrato di pomodoro
- formaggio pecorino a piacere
- sale, pepe
- buon olio EVO Toscano

Se usate i ceci secchi dovete ammollarli per una notte intera in acqua con un paio di cucchiaini di bicarbonato poi vanno sciacquati e messi a lessare per circa due ore in acqua salata. Usando i ceci in scatola dovete solo sciacquarli dal loro liquido.
Se avete una bella pentola di coccio usatela, è perfetta per questo tipo di zuppe, se invece ne siete sprovvisti, come me purtroppo, andrà bene una qualsiasi pentola capiente. Tritate lo spicchio d'aglio e affettate finemente la cipolla.  Mettete a soffriggere in olio EVO la cipolla, l'aglio e l'acciuga. Lasciate insaporire a fuoco moderato finchè l'acciuga si sarà spappolata.


Nel frattempo lavate le biete, sbollentatele per 5 minuti, scolatele e tenetele da parte.


Aggiungete i ceci al soffritto e fate insaporire qualche momento, aggiungete anche le biete usando possibilmente solo la parte verde e non la costa bianca (quella potete mangiarla a mò di insalata condita con olio, sale e limone, è buonissima!).


Sciogliete il concentrato di pomodoro in una tazza di acqua tiepida e unitelo alle verdure.


Aggiungete acqua tiepida (o brodo vegetale come nel mio caso) fino a coprire abbondantemente le verdure.


Fate cuocere a fuoco lento, coperto ma con uno spiraglio per far uscire il vapore, per 2 ore circa.


Abbrustolite le fette di pane sotto il grill del forno, appoggiatele in un piatto, versate la minestra e spolverizzate di abbondante pecorino grattugiato, una macinata di pepe e un giro di olio buono.


Credetemi è sublime! siccome mio marito, purtroppo o per fortuna, non ama i ceci, questa pentolona di zuppa me la sono fatta fuori io in due giorni e mangiarla il giorno dopo è ancora più buona.

Alla prossima ricetta! 

E come E se vi dico che è buona credetemi!




giovedì 5 aprile 2012

Auguri di una Dolce Pasqua a tutti - Pinza triestina


Questa ricetta non è mia, nel senso che viene dal famoso libro di cucina triestina di Maria Stelvio datato 1927 e che conta ben 16 ristampe.
Inoltre non l'ho cucinata io bensì la mia bravissima mammina che ha taaaanta pazienza e ogni anno sforna Pinze Pasquali per amici e parenti.

La Pinza è una specie di grossa brioche poco dolce che viene servita per la colazione di Pasqua assieme a salumi e uova sode. Con lo stesso impasto si fanno le 'titole' che sono delle piccole briochine a forma di treccia che terminano con un uovo sodo colorato di rosso. Entrambi i dolci sono legati al rito della Santa Pasqua, le titole simboleggiano i chiodi della crocifissione di Cristo e sulla pinza vengono fatte delle incisioni che simboleggiano il martirio di Gesù. La tradizione dice che la pinza non dovrebbe essere affettata prima di essere stata benedetta in Chiesa, la domenica di Pasqua, poichè dai suoi tagli scaturirebbe del sangue... un pò macabra come leggenda vero? *

Tanti anni fà la preparazione delle pinze era un occupazione che impegnava tutto il giorno, le donne cominciavano la mattina presto a fare il primo lievito, per poi impastare e far lievitare ancora e poi reimpastare e far lievitare ancora, e sì la pinza ha bisogno di ben tre lievitazioni e di tantissima forza nelle braccia.
Poi le pinze ben lievitate e pronte per la cottura venivano portate al forno per farle cuocere perchè non tutti avevano dei forni adatti e anche perchè ogni donna non faceva una pinza ma molte, per sfamare tutte le numerose persone che si riunivano per il pranzo di Pasqua.

Mia nonna a Pasqua preparava le pinze, le titole per noi bimbi e per mio nonno la gelatina (preparata con i piedini e orecchie del maiale e lo stinco di manzo) che io mi son sempre rifiutata di assaggiare.. peccato ora proprio la mangerei volentieri.


Ma veniamo alla ricetta, ve la riporto com'è sul libro di ricette che vi ho citato.

Per 6 pinze:

Primo lievito:
50 gr. lievito di birra
350 gr farina
un cucchiaino di zucchero

Secondo impasto:
500 gr farina
100 gr zucchero
50 gr burro
3 uova
2 tuorli

Terzo impasto:
1 kg di farina
350 gr di zucchero
100 gr di burro
250 ml di tuorlo
250 ml di uova
1 dl di rum
1 pizzico di sale

Procedimento

Primo lievito:
Sbriciolare in una terrina il lievito e frullarlo con poca acqua tiepida e un cucchiaino di zucchero, incorporarvi la farina. Aggiungere tanta acqua tiepida da ottenere una pastella molle. Coprire la terrina con uno strofinaccio pulito e lasciar lievitare in un luogo caldo e senza sbalzi di temperatura.

Secondo impasto:
Quando il primo lievito avrà raddoppiato di volume incorporare un pò per volta e alternandoli, farina, zucchero, burro liquefatto tiepido, i tuorli e le uova. Amalgamate bene, coprite la terrina con una salvietta infarinata e fate lievitare in luogo caldo per due ore.

Terzo impasto:
Quando la massa sarà di nuovo raddoppiata di volume, ammucchiare la farina sul tavolo da lavoro, fare una fossetta e versarvi dentro la massa lievitata, lo zucchero, il burro liquefatto e un pizzico di sale, iniziate a lavorare l'impasto e aggiungete gradatamente il rum, le uova e i tuorli.
Lavorate vigorosamente con i pugni infarinando la spianatoia all'occorenza. Dappima l'impasto sarà appiccicoso ma dopo un ora di lavorazione diventerà tenero ed elastico tanto che facendo pressione con un dito sulla superficie essa tornerà subito liscia.
Formare sei panetti, disporli su carta imburrata (carta forno) e farli lievitare in luogo caldo. Quando saranno quasi raddoppiati spennellarli con tuorlo d'uovo e praticare con le forbici dei tagli a stella profondi circa tre cm. Mettere le pinze nel forno già caldo e cuocerle a calore moderato (180/190 gradi) infornando una pinza alla volta. Quelle già lievitate si dovranno lavorare brevemente e far rilievitare nell'attesa che il forno sia libero.
(su questo punto sono un pò confusa, immagino dunque che spennellatura e incisione si facciano un attimo prima di infornare la pinza)
Cuocere per 40 minuti circa.


L'ultimo impasto, quello più lungo e faticoso, si può fare anche con una planetaria o impastatrice, basta impostare 40 minuti di impasto e via, fa tutto lei  ^_^

Il segreto delle pinze e avere un calore costante e piuttosto altino nella cucina. La bontà viene data dal poco lievito e gli ingredienti genuini, non serve una farina speciale usate la semplice 00, se potete usate uova 'del contadino' che sono più gustose. Metteteci amore e pazienza e vedrete che vi verranno delle pinze ottime!


Voglio ringraziare la mia mamy che ha fatto questa profumata pinza per me e che mi ha mandato ricetta e procedimento, mi fà piacere ospitarla sul mio blog anche perchè questo è un dolce che difficilmente io realizzerò, non ne ho la pazienza nè l'esperienza. GRAZIE

Con questo vi auguro una Buona Pasqua, cercate di mettere da parte preoccupazioni e ansie almeno per un giorno, dedicatevi alla famiglia, alla buona cucina genuina e, se il tempo ve lo permetterà, fate lunghe passeggiate. Un saluto e al prossimo post.



*Queste informazioni sono quel che mi hanno tramandato i miei nonni e i miei genitori, il significato della pinza e delle titole potrebbe anche non essere esattamente questo. Se qualcuno sà l'origine esatta di questi dolci me lo faccia sapere anche tramite commento o mail. Grazie

Partecipo anche all'Abbecedario culinario d'Italia organizzato dalla Trattoria MuVaRa


martedì 3 aprile 2012

Un dolce semplice per il Piemonte - Torta de San Pedar (torta de pan e lacc)


Come promesso ecco la seconda ricetta per il Piemonte. Il nostro 'Abbecedario culinario d'Italia' organizzato dalla Trattoria Muvara arriva in questa splendida regione e viene ospitato da CookingStefy.

Quel che non vi ho detto nel post precedente è che io in Piemonte ci ho vissuto, ebbene si, i primi sei anni della mia vita. Più precisamente a Torino dove mio padre è stato mandato per lavoro e dove mia madre e io lo abbiamo seguito. Beh io non ne ero molto consapevole visto che avevo pochi mesi quando ci trasferimmo. La prima elementare la frequentai proprio a Torino e ancora oggi, quando parlo in italiano in qualche momento si sente una vaga cadenza piemontese...

Torino è una città bellissima, anche se sono tanti anni che manco, ricordo l'ultima volta che ci sono tornata, ero ragazza, ho rivisto il parco del Valentino, la Mole Antonelliana e il bellissimo museo Egizio... e tante altre meraviglie che non stò a elencare. E, nonostante non segua il calcio, come non citare la squadra del cuore di mio padre: la Juventus!

Spero di tornare un giorno a Torino per ritrovare qui luoghi che ho conosciuto da bambina e che ora vedo solo quando sfoglio gli album fotografici di famiglia.

Passiamo alla ricetta, per scacciare la malinconia. Il dolce che vi presento è semplice, di veloce esecuzione e sopratutto buonissimo! Ah dimenticavo, è pure economico/ecologico visto che si usa il pane raffermo per farlo!
Ecco la torta de San Pedar (San Pietro) detta anche torta de pan e lacc (pane e latte)


Ingredienti per una tortina piccola

- 150 di pane raffermo (io ho usato una pagnottella che ho fatto ieri con manitoba e semola rimacinata)
- 50 gr di burro
- 150 gr di zucchero
- mezzo litro di latte
- due uova piccole
- uvetta a piacere
- scorza di limone grattugiata
- un cucchiaio abbondante di rum o altro liquore secco
- cannella a piacere
- un pizzico di sale

Inanzitutto sbriciolare il pane e coprirlo col latte. Lasciarlo riposare per un oretta mescolando ogni tanto affinchè il pane assorba bene il latte.


Riprendere il pane e mescolarlo ancora per ridurlo a 'pappa' eliminare con un cucchiaio il latte in eccesso.


Aggiungere tutti gli altri ingredienti. L'uvetta deve venire preventivamente ammollata in acqua tiepida per qualche minuto, strizzata e aggiunta all'impasto.


Mescolare molto accuratamente.


Versare in uno stampo da forno.


Infornare a 160 gradi in forno caldo e cuocere per un ora.


Lasciar raffreddare nello stampo. Sformare e servire anche tiepida.


Alla prossima regione!

D come ... Dove la trovate una torta così buona???



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La primavera avanza, avete visto che bellissima azalea japonica che ho? Tra poco trapianto le erbe aromatiche preparatevi a un post sul mio orticello casalingo.